Croce Rossa-Comitato di Susa: la corretta chiamata



Croce Rossa Italiana – Comitato di Susa

La volontaria Cinzia Nicola ci ha parlato della corretta chiamata

Questa mattina gli studi di Radio Dora hanno accolto Cinizia Nicola, volontaria della CRI-Comitato di Susa, che ci ha raccontato la sua esperienza in Croce Rossa soffermandosi poi sulla corretta chiamata di soccorso.

La storia del Comitato Locale di Susa

Le origini della Croce Rossa Italiana di Susa risalgono al 1886 come Sottocomitato locale, dipendente dalla Circoscrizione di Torino. Primo Presidente del Consiglio Direttivo fu l’avv. Felice CHIAPUSSO, Deputato al Parlamento e Vice Presidente il dott. Gustavo COUVERT. Esisteva anche una Sezione Femminile con a capo la sig.ra Elvira RICHARD-VAZONE. Contava 92 socie; questo Comitato locale si ridusse a 3 socie nel 1907, ma non venne soppresso e il dott. COUVERT, venne nominato “Delegato Comunale”. Degli anni 1914/1915 non si hanno notizie, né sulla sorte del dott. COUVERT né su quella del Comitato di Susa. Nel 1916, con l’entrata in guerra dell’Italia, il Comitato, nel frattempo “promosso” Comitato di Distretto, conta ben 299 soci. Dopo il 1920 si perde nuovamente ogni traccia tanto che: l’assistenza sanitaria, in occasione della “Susa/Moncenisio” del 1926, viene prestata dalla squadra di Pronto Soccorso del Comitato di Torino.

La Croce Rossa Italiana rinasce a Susa nel dicembre 1998 ad opera di un gruppo di circa 25 volontari, dal quel momento è in atto un costante sviluppo.

La catena della sopravvivenza

Ciniza inoltre ci ha parlato della catena della sopravvivenza,  la successione degli interventi strettamente coordinata e precoce che può consentire la sopravvivenza delle persone colpite da arresto cardiaco improvviso. 
Consiste nella chiamata  ai sistemi di emergenza (1° anello) e, nell’attesa del loro arrivo, nella esecuzione di manovre che possano “sostituirsi” al cuore nell’assicurare l’ossigenazione dei tessuti e soprattutto del cervello  (2° anello compressioni toraciche e ventilazioni). Con l’utilizzo del DAE si auspica la ripresa dell’attività cardiaca autonoma (3° anello). Infine  si interviene con un intervento avanzato,  farmaci ed altre manovre di supporto, svolte da personale sanitario (4° anello ). La forza della catena, e quindi i risultati in termini di sopravvivenza, non dipende solamente dai singoli anelli ma dal legame fra gli stessi: appare chiaro quindi l’importanza che chi assiste ad un arresto cardiaco sappia prestare i primi soccorsi.

Il primo anello della catena della sopravvivenza

Il primo anello, o step, o, semplicemente, la prima cosa da fare per mettere in moto la catena della sopravvivenza è l’allarme precoce.

Se ci si trova in presenza di una persona che ha palesemente bisogno di soccorso perché versa in gravi condizioni, occorre telefonare immediatamente ai numeri di emergenza.

Il 112 è il numero unico da chiamare per queste situazioni. L’operatore di centrale passerà la chiamata al canale sanitario sito in centrale, al fine di facilitare l’invio del mezzo di soccorso di pertinenza più appropriato. 

È molto importante, al momento della telefonata, mantenere la calma e spiegare brevemente ed in modo chiaro la gravità della situazione che si sta fronteggiando, ricordandosi di dare coordinate precise del luogo in cui ci si trova.

Se questa prima fase informativa viene eseguita in modo efficiente si aumentano nettamente le probabilità di salvare la vita alla vittima, in quanto i mezzi di soccorso arriveranno agevolmente nel giro di pochi minuti, guadagnando tempo prezioso.

 

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito della Croce Rossa Italiana-Comitato di Susa:

https://www.cri-susa.it/

Inoltre qui potete riascoltare le parole di Cinzia Nicola

 

Sabato prossimo nuovo appuntamento per parlare del progetto My Protection